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martedì 15 gennaio 2013

Resistenza e speranza

ci sono storie, melodie, ballate, che uno porta con sè, o che sente più di altre, dentro...

a fine anni 80', giravo l'Italia, giocavo a basket... avevamo perfino una cuoca, Cristina, argentina, una donna di temperamento.... allora ero proprio giovane, e forse giovane lo era anche lei, ma mi sembrava già anziana, e non per i suoi 120kg (di simpatia, per altro)...

di quel periodo mi porto dentro i suoi racconti, le storie di persecuzioni vere e proprie; di quanto difficile possa essere per chi vive nella tranquillità, immaginare di rischiare fino alla vita per non scendere a compromessi con i propri ideali e la voglia di libertà... mostrava sempre orgogliosa la cicatrice sulla spalla di una pallottola...

e poi anche le sue cassette musicali, zeppe di canzoni che parlavano di resistenza e di sogni....

l'ho ricordata quando ho visto Habemus Papam, in quella scena splendida dei vescovi riuniti che ballano al suono di una di quelle musiche, cantata da Mercedes Sosa...


sul web, ho trovato la versione originale, questa qui sopra, di Numbhauser e i suoi amici.... hanno delle facce da ragazzi, splendide, in cui sembrano davvero scolpiti i valori di cui tanto mi aveva parlato Cristina...


martedì 8 gennaio 2013

Berlino


ho letto di una ricerca che parlava di città, di "poli di attrazione"... negli ultimi anni, il centro di gravità culturale, della moda, economico, si è spostato da new york, a londra, a berlino... tutti coloro che vogliono essere nel flusso, sul pezzo, smart, devono trasferirsi li', a Berlino...

ci sono stato qualche anno fa (cavolo, quasi 10 ormai), a trovare un'amica che lì si è sposata (previdente)....

così avevo potuto vedere un po' la città da "dentro"...

la prima cosa che mi aveva colpito, dopo avere preso coscienza della vastità' della città unita, sono stati i "buchi"... ce n'erano dappertutto, parte est e parte ovest... erano i vuoti provocati dalle bombe 50 anni fa...
casa, casa, casa, buco... casa, buco, casa... casa, buco, buco, casa....una roba cosi'... ma la cosa
sorprendente era che, su questi muri ciechi, vi erano impressi e dipinti degli stupendi murales, alcuni di un realismo fantastico... disegni di fontane, di acqua corrente, di finestre, di radure nel bosco ecc...



la seconda che mi colpì, allora, era il fatto che Berlino pareva essere un cantiere continuo... si ricostruiva e costruiva dappertutto, dalle cose piu' clamorose come  Posthammer platz, quella disegnata da Renzo Piano, alle case nuove ad est... e poi strade larghe con alberi dappertutto, e sempre una pista ciclabile e una per i pedoni... guai a chi occupa la pista delle bici, volano subito insulti o scampanellii...

la terza cosa, da me inaspettata, per quel momento, per l'immaginario che mi ero creato, fu la scomparsa del
muro... niente lapidi, nè fondamenta, non ruderi... l'hanno proprio cancellato... e' rimasto solo un pezzo in periferia, per altro molto suggestivo in quanto ricco di murales (va molto), anche di autori famosi... forse e'  il segno di una citta' che vuol guardare in modo deciso avanti, senza recriminazioni, senza tentennamenti... (anche i cinesi non conservano mai nulla, si ricostruisce sempre sopra).... 
mi raccontava Antonella che Berlino, insieme a Parigi, erano le due uniche città in Europa (ma che città evidentemente), che hanno avuto due sindaci dichiaratamente omosessuali... non so perche' ma sembra che questo, istintivamente, evochi un che di libertà, di libertà dei diritti personali, della persona stessa, intendo...

molto deludente, invece, era stata Alexander Platz, quella cantata da  poeti e cantanti, quella visionaria
rappresentata in "il cielo sopra Berlino" di Wenders (uno dei Film della mia giovinezza)... era molto trasandata, frequentata da sbandati, sperduti, drogati, barboni, molto sporca...
era questa l'altra faccia di Berlino, di chi non e'riuscito ad adattarsi, di chi rimpiange il muro...

e poi c'erano i musei, e prima ancora c'erano le Stazioni... una cosa fantastica di Berlino e' il sistema ferroviario, e per un appassionato di treni e' il massimo... due delle piu' belle stazioni ottocentesche della citta' sono state trasformate in museo, uno dei quali dedicato all'arte moderna... un contrasto di ambiente e forme che avrei ammirato beato per giorni...
in queste righe ho dovuto usare tempi passati, e forse era meglio usare, in modo costate, il passato remoto, anche se alla fine, come ho detto, sono trascorsi 10 anni.... ma molte cose sono cambiate, e Berlino ancora di più... la Germania è al centro delle tempesta economico/finanziaria che ci attanaglia, ma un centro simile all'occhio del ciclone, dove tutto è calmo e tranquillo, e il perno delle ondate  violente che si abbattono sul lavoro, sulle famiglie, e alla fine, anche sui diritti…

però una cosa fuori dal tempo, sempre attuale o forse mai elaborata, l’ho vissuta anche in quei giorni…. Dei libri letti, ho sempre trovato fondamentali quelli di Primo Levi (Se questo è un uomo lo leggo una volta all’anno), ma molto istruttiva ritengo sia anche la biografia di Albert Speer, architetto e generale di Hitler, nella sua storia raccontata, tra gli altri, a (e da) Gitta Sereny (In lotta con la verità, uno spaccato di quei terribili 20 anni)…
Ebbene, a pochi km da Berlino, nella cittadina di Oranienburg, era sorto il primo campo di concentramento della Germania nazista... cosi', in una giornata di pioggia, da solo, ho preso il primo treno e ci sono andato... non ero proprio tranquillissimo a dire il vero... mi avevano hanno detto che spesso accadevano degli scontri, anche negli ultimi tempi…. la zona era frequentata da naziskin... tempo fa, c'era perfino scappato un morto, una persona di colore, guarda caso... beh, la prima cosa che notai fu una sorta di tristezza diffusa.. o, non so...indifferenza... o ancora tutte e due... era chiarissimo che chi vi abitava non pensava volentieri a cio' che era accaduto e vedeva di malocchio i turisti (era anche comprensibile, credo)...e poi, in effetti, ad Oranienburg non ci andavi per caso, o per altre cose… ci si andava, ci si va per il campo e basta... cosi' anche le informazioni sulle strade rimangono masticate in bocca, incomprensibili anche in inglese...

una volta, il primissimo campo era del tutto racchiuso nel centro della citta'... della serie, non era possibile non sapere... e quello grande, il successivo, credo del 1934, appena ai bordi...anche li' villette con giardini perfetti lo fiancheggiano...

bene, in questo campo hanno sperimentato e studiato, da veri scienziati, il sistema piu' efficiente, sicuro, efficace, per eliminare degli uomini... le disposizioni delle torrette, il sistema dei kapo, i ritmi della giornata, i riti umilianti, il primo arbeit macht frei, tutto e' stato studiato li', a tavolino, in quel grande campo d'erba a forma di triangolo, dove sono morti piu' di 200.000 "indesiderati" o ribelli...


non ho dormito bene alla sera, c'erano pochissime persone in quella giornata grigia, e il silenzio era gremito di ricordi e di foto esposte in quelle baracche, era intasato di tutto quello che avevo letto, e che li' e' nato...senza ancora alcuna risposta soddisfacente...eppure in quelle emozioni, come nel leggere se questo è un uomo di levi, trovo, ancora, la mano che scende nelle pancia, stringe le viscere, le “morde”, e dice “così stai attento, così riesci ancora ad indignarti, a cercare, e se serve, a resistere…”

lunedì 7 gennaio 2013

il Mago Frestone

Venerdì vagavo tra una agenzia interinale e l'altra.... c'era troppa gente intorno, con visi un po' tirati... però ero al mare, una bella brezza, e con il profumo di salsedine che arrivava nel centro cittadino... così ho potuto passeggiare per un bel pezzo, sulla sabbia, a piedi nudi... sembrava davvero primavera...

mi è tornato in mente mio padre... d'estate eravamo sempre li', per venti giorni, di fila... quando c'erano le onde (le ho sempre amate), mio padre amava ripetere la stessa frase... il mago Frestone è all'opera, occhio alle trappole, agli scherzi, e ai finti riflessi...



il mago Frestone... forse ero troppo piccolo, ma non chiesi mai direttamente chi fosse... davo per scontato fosse uno dei tanti maghi delle tante fiabe che mi venivano raccontate (i sassolini bianchi ecc...)... così, dovettero passare alcuni anni prima di imbattermi nella lettura del Chisciotte con il fidato Sancio Panza, e con la figura di questo strano Mago che abitava la lucida folle mente dell'Hidalgo...

lo riscoprii nuovamente ascoltando la radio alcuni anni fa... radio tre, una trentina di puntate dedicate alla storia del Chisciotte, con interviste, commenti, letture, e l'interpretazione di un vero cantastorie siciliano, credo Cuticchia, con il suo iniziale "venite gente, venite, questa è la storia..." 

la cosa che mi colpì in particolare fu sempre quel brillante e intrigante gioco di specchi che ne fece Cervantes, anche del buon Frestone... era colui che obnubilava non tanto il Chisciotte ma il buon Sancio... era Frestone che confondeva il fido scudiero facendogli scorgere Mulini e non Giganti, Stamberghe e non Castelli... e poi c'era la famosa frase: "tale era l'inimicizia che mi tiene..."... ecco, il Mago era colui che permetteva di mantenere sempre separate realtà e fantasia, e, all'occorrenza, invertire l'una con l'altra....

e il tempo in cui mi era permesso farlo (quell'inversione) rimane un tempo dolcissimo....


giovedì 3 gennaio 2013

i sassi bianchi


In un tempo in cui avevo giornate libere e piane, ascoltavo mia madre raccontarmi storie, o infilavo un disco con le fiabe sonore, e ne leggevo i libretti.

In uno dei giorni in cui avevo poco tempo, tra mille impegni e pensieri, ho letto cosa ne pensava Jung, di quei sassolini bianchi che Hansel (con Gretel) semina sul suo percorso.

Si parlava, secondo tale interpretazione (http://spazioliberoeprotetto.com/rassegna-stampa/favole-2/hansel-e-gretel), di tracce, di sentieri, che conducono dall’inconscio e dai suoi meandri, al conscio.
Quei sassi, e le briciole di pane che seguirono, rappresentano (pare) le sicurezze e l’affetto, il cibo dell’anima.

Ho altre favole che forse preferisco, ma per il mio inconscio, evidentemente, quei sassi sono rimasti importanti. Forse anche perché mi piaceva guardarli nelle acque del fiume e sentirli, levigati, nelle mie mani.

In giornate in cui ho troppo tempo libero ma ancora mille pensieri, inizio a scrivere questo blog, a futura memoria, mia. Con il proposito, non così ardito, di ripercorrere, al contrario, quelle strade fatte, e chinarmi a raccogliere quelle tracce.

Se avrò poi fortuna, magari capiterà di fare degli incontri, con altri che hanno, come me, le tasche piene di sassi, bianchi.